I Modelli Operativi Interni (MOI) derivano dall’interiorizzazione dello stile di attaccamento di cui ha fatto esperienza l’individuo all’interno della sua relazione con il caregiver.
Essi costituiscono delle rappresentazioni mentali del mondo, di sé, della figura di accudimento e di sé-con-l’altro, ovvero della relazione. I MOI sono strutture mentali che contengono le diverse configurazioni (spaziale, temporale, causale) dei fenomeni del mondo, con la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi, consentendo all’individuo di operare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.

 

 
“Nel modello operativo del mondo che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di chi siano le figure di attaccamento, di dove le si possa trovare, e di come ci si può aspettare che reagiscano. Analogamente, nel modello operativo del Sé che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di quanto si sia accettabili o inaccettabili agli occhi delle figure di attaccamento. Sulla struttura di questi modelli complementari l’individuo basa le sue previsioni di quanto le sue figure di attaccamento potranno essere accessibili e responsive se egli si rivolgerà a loro per aiuto. E […] dalla struttura di quei modelli dipendono inoltre la sua fiducia che le sue figure di attaccamento siano in genere facilmente disponibili e la sua paura più o meno grande, che non lo siano: di quando in quando, spesso, oppure nella maggior parte dei casi.”J. Bowlby, 1973

MODELLI OPERATIVI INTERNI E SVILUPPO

I Modelli Operativi Interni, seppure già tendenzialmente stabili, durante l’infanzia possono modificarsi in seguito a eventi significativi, come per esempio la nascita di un fratellino, le relazioni con i pari, la depressione materna ed altri momenti di crisi.

Con il procedere dell’età i MOI diventano sempre più consolidati fino ad operare a livello inconscio e a diventare caratteristiche della personalità del soggetto, più che della relazione. In adolescenza ed in età adulta, saranno disponibili come repertorio di modelli gerarchicamente organizzati.

GenerazioniPer quanto riguarda lo studio e la rilevazione delle caratteristiche dei MOI in età adulta lo strumento più rilevante utilizzato è l’Adult Attachment Interview (AAI) ideato da Mary Main, che consiste in un’intervista semistrutturata che valuta lo stile dell’attaccamento negli adulti. Grazie agli studi compiuti con l’utilizzo dell’AAI è stato possibile riscontrare l’esistenza di una trasmissione transgenerazionale degli stili di attaccamento, ovvero una ripetizione del MOI del genitore, osservabile nel suo rapporto con il figlio.

L’attaccamento è quindi un sistema comportamentale a base innata che l’uomo è predisposto fin dalla nascita a sviluppare e che rimane presente tutta la vita, attivandosi in ognuna delle situazioni in cui ricerchiamo la presenza e la vicinanza dell’altro. Lo stile che caratterizza tale comportamento, origina dalle relazioni precoci con la figura di accudimento e il Modello Operativo Interno che ne consegue influenza l’individuo nella percezione del proprio Sé, degli altri e nelle aspettative che egli ha riguardo ai rapporti interpersonali.

coppiaEssendo lo stile di attaccamento stabile nel tempo, tende inoltre a ripetersi con le medesime modalità apprese nell’interazione con il caregiver, e se ne può osservare l’influenza all’interno di ogni relazione: con il partner, con gli amici e con i propri figli.
Lo stile di attaccamento risulta essere una componente essenziale della modalità con cui ogni individuo entra in relazione con l’altro e caratterizza la tonalità emotiva dell’intersoggettività.

Va comunque specificato che pur essendo consolidato, lo stile di attaccamento non è immutabile. Esperienze interpersonali significative, che disconfermano le aspettative dell’individuo o da cui deriva una maggiore consapevolezza del proprio stile relazionale, possono favorire il cambiamento di pattern comportamentali divenuti automatici e inconsci.

Dott.ssa Costanza Cino
“Caratteristiche e complessità delle relazioni tra pari in età prescolare”
2014

BIBLIOGRAFIA:

Attili G., Vermigli P., Felaco R., Formisano F. (1996), Trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento: fattori protettivi in età scolare, Atti del 10° Congresso nazionale dell’AIP , Sezione di Psicologia dello Sviluppo, Capri.
Bowlby J. (1972), Attaccamento e perdita vol.1: l’attaccamento alla madre , Bollati BoringhieriGrossman K.E.,
Grossman K. (1991), Attachment quality as an organizer of Emotional and Behavioural Responses., in Parkes C.M., Stevenson-Hinde J., Marris P., Attachment across the life cycle), London/New York: Tavistock/Routledge, pp. 93-114
Hazan C., Shaver, P. (1994), Attachment as an organizational framework for research on close relationships. Psychological Inquiry, 5, 1, pp. 1-22.

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