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Modelli Operativi Interni

La Teoria dell’Attaccamento – Parte 3 – “I Modelli Operativi Interni”

I Modelli Operativi Interni (MOI) derivano dall’interiorizzazione dello stile di attaccamento di cui ha fatto esperienza l’individuo all’interno della sua relazione con il caregiver.
Essi costituiscono delle rappresentazioni mentali del mondo, di sé, della figura di accudimento e di sé-con-l’altro, ovvero della relazione. I MOI sono strutture mentali che contengono le diverse configurazioni (spaziale, temporale, causale) dei fenomeni del mondo, con la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi, consentendo all’individuo di operare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.

 

 
“Nel modello operativo del mondo che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di chi siano le figure di attaccamento, di dove le si possa trovare, e di come ci si può aspettare che reagiscano. Analogamente, nel modello operativo del Sé che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di quanto si sia accettabili o inaccettabili agli occhi delle figure di attaccamento. Sulla struttura di questi modelli complementari l’individuo basa le sue previsioni di quanto le sue figure di attaccamento potranno essere accessibili e responsive se egli si rivolgerà a loro per aiuto. E […] dalla struttura di quei modelli dipendono inoltre la sua fiducia che le sue figure di attaccamento siano in genere facilmente disponibili e la sua paura più o meno grande, che non lo siano: di quando in quando, spesso, oppure nella maggior parte dei casi.”J. Bowlby, 1973

MODELLI OPERATIVI INTERNI E SVILUPPO

La teoria dell'attaccamento

La Teoria dell’Attaccamento – Parte 1 – “Lo sviluppo del legame di attaccamento”

La teoria dell’attaccamento è stata elaborata da John Bowlby, prendendo ampiamente spunto dai contributi derivati dalle osservazioni e dalle concettualizzazioni appartenenti al campo dell’etologia e della biologia evoluzionista.

LO SVILUPPO DEL LEGAME DI ATTACCAMENTO

Bowlby definisce l’affetto tra madre e bambino come la conseguenza di una motivazione intrinseca primaria, originata dal bisogno di contatto e supporto, postulando l’ipotesi che la creazione di legami emotivamente significativi sia un comportamento istintivo, biologicamente predeterminato, che svolge una funzione primaria per la sopravvivenza e l’adattamento all’ambiente circostante.

L’approccio adottato da Bowlby ha sottolineato in larga misura come l’essere umano nasca dotato di sistemi comportamentali finalizzati al mantenimento della vicinanza dell’altro, in particolar modo quella della madre, al fine di ricevere protezione dai pericoli ambientali ed assicurarsi quindi la sopravvivenza.

Family Training

FAMILY TRAINING: cos’è?

Il Family Training è un percorso psico-educativo e formativo, rivolto alla famiglia e incentrato sullo sviluppo di abilità relazionali, comunicative ed emotive che aiutino a fronteggiare situazioni peculiari di difficoltà che interessano l’intero sistema familiare. Si suddivide in interventi mirati al potenziamento delle competenze genitoriali, attività psico-educative specifiche per i bambini e attività che coinvolgono l’intera famiglia, volte ad implementare le risorse relazionali e comunicative attraverso il gioco, il confronto e lo scambio reciproco.

A chi è rivolto il Family Training

Solitamente, un percorso di Family Training è rivolto a famiglie con specifiche problematiche, come ad esempio quelle in cui sono presenti bambini iperattivi e con deficit dell’attenzione (ADHD), bambini con disturbo dello spettro autistico, oppure con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), ma risulta in generale un momento di crescita e di supporto per qualsiasi famiglia, in quanto l’apprendimento che ne deriva è facilmente generalizzabile in contesti di vita quotidiani.

Gli obiettivi specifici di un Family Training