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Rinunciare al pensiero creativo con un “clic”

Ha ancora senso viaggiare con la fantasia, in un mondo diventato “così piccolo”?

[…]Forse perché è un po’ più difficile avere quella voglia quasi ingenua per la scoperta in un mondo sempre più piccolo, dove tutti abbiamo accesso a qualsiasi luogo, anche il più remoto, con poche ore di volo o, al limite, con pochi istanti: basta un clic e Google Maps “ci porta” dove vogliamo.[…]

Di seguito l’articolo che ho pubblicato relativamente a questo Topic proposto da ilmiolibro.kataweb.it

La rinuncia al pensiero creativo e la dipendenza dagli altri

Perché fare uno sforzo immaginativo per uscire da un impasse, quando basta un “clic” per raggiungere risposte preconfezionate per le nostre domande?

È indubbiamente più facile seguire un tutorial che tentare di risolvere un problema cercando da soli possibili soluzioni e rischiare di andare incontro al fallimento. Meglio cucinare una ricetta letta su internet che sperimentare nuovi sapori che possono non piacere.

sè e autostima

AUTOSTIMA:
la valutazione di Sé

SE’, IO e ME

Secondo W. James, esponente della psicologia sociale, “il Sé deriva da una costruzione personale (attiva) dell’individuo su di sé”; egli suddivide il Sé in:

  • “IO”, riguardante il sé cosciente, consapevole. E’ la parte del nostro Sé che conosce e apprende.
  • “ME”, ovvero il sé conosciuto dall’IO sulla base delle diverse esperienze vissute.

Il ME viene conosciuto attraverso un:

  • Me materiale”, comprendente tutto ciò che viene sentito come parte di sé.
  • Me sociale”, riguarda la reputazione e i riconoscimenti che si possono ricevere dagli altri; contiene quindi informazioni su di noi, basate su ciò che percepiamo dal nostro rapporto con il mondo sociale.
  • Me spirituale”: costituisce l’intero apparato degli stati di coscienza e delle facoltà psichiche.
Libertà di imparare

LIBERTA’ DI EDUCARE, LIBERTA’ DI IMPARARE

IL CRESCENTE BISOGNO DI UNA SCUOLA CHE CAMBIA

Il 13 Settembre 2015 presso la Villa del Mulinaccio a Vaiano, si è tenuto il Convegno “Tutta un’altra scuola”, organizzato e promosso da Terra nuova, allo scopo di informare e presentare metodi educativi alternativi a quelli scolastici convenzionali e promuovere riflessioni sul rispetto della Pedagogia e Psicologia infantile nell’educazione e nell’apprendimento.

Il rispetto della libertà e della volontà nell’educazione

Sabino PavoneUno dei contributi più interessanti è stato proposto dal relatore Sabino Pavone, Presidente della “Libera Scuola Steiner-Waldorf Novalis”. La parola-chiave del suo intervento è stata <<libertà>>, non solo in riferimento al metodo educativo, ma soprattutto in merito all’espressione del proprio talento e dell’esercizio della propria volontà. Come ha spiegato Pavone, nell’adulto il percorso che porta all’organizzazione di scelte dettate dalla volontà parte dal pensiero, passa attraverso il sentimento e quindi raggiunge la dimensione del “volere”. Nello sviluppo psicologico del bambino, tale percorso ha una direzione inversa: inizia con l’espressione di una volontà, apre le porte all’emotività ed al “sentire”, per poi arrivare al pensiero, attraverso cui il ragazzo manifesta la propria individualità.

Infatti Pavone sottolinea come i bambini, a differenza degli adulti conoscono ed esperiscono il mondo materiale e sociale principalmente attraverso il movimento e l’imitazione, guidati <<da una fiducia immensa nell’uomo>>. Verso i 6-7 anni i bambini iniziano a manifestare le proprie preferenze attraverso il <<mi piace/non mi piace – lo faccio/non lo faccio>> e intorno ai 12-13 anni esprimono il proprio volere personale: <<faccio quello che voglio io>>.

L’intervento di Pavone ha focalizzato l’attenzione soprattutto sul fatto che nei primi anni <<la libertà di coscienza del bambino la esercita l’adulto>>. E’ da questo concetto saliente che dovrebbe dispiegarsi un’attenta riflessione sui metodi educativi che vengono proposti all’infanzia (e non solo), domandandosi se davvero riconoscano il bambino come <<portatore di talenti>> o se esista un obiettivo indiretto di <<plasmare il bambino a servizio dell’esistente>>.

Riflettere su queste parole, invita anche a ragionare sulla dimensione sociale dell’educazione e su ciò che dovrebbe essere oggetto di apprendimento. A tale proposito, Sabino Pavone cita le parole Jacques Delors, in merito a quattro fondamentali tipi di apprendimento: