Tag: affetto

fratelli-psicologia

“Un fratello è per tutta la vita”: crescere insieme ai fratelli

Per un bambino crescere insieme a fratelli e sorelle costituisce una risorsa insostituibile.

Infatti, oltre all’avere sempre “a disposizione” dei compagni di gioco, la presenza di fratelli contribuisce allo sviluppo delle competenze sociali e costituisce un fattore di protezione rispetto a eventuali problematiche familiari  e di fronte all’isolamento sociale. Inoltre, le interazioni con i fratelli offrono l’opportunità di esercitarsi nella cooperazione, nella condivisione, nella negoziazione, nella gestione della conflittualità e nel rispettare gli spazi e le differenze individuali di ciascuno.

fratelli giocoSecondo Dunn, una delle massime esperte di sviluppo infantile in campo internazionale, la partecipazione a giochi di finzione con i fratelli, costituisce per i bambini un’importante occasione di sviluppo e crescita che li avvantaggerà quando dovranno coordinarsi nei giochi con il gruppo dei coetanei.


FRATELLI ED AMICI

Intersoggettività

LA NASCITA DELL’INTERSOGGETTIVITA’:
il ritmo emotivo madre-figlio

Daniel Stern (2005) afferma che la nostra vita mentale è frutto di una co-creazione, di un dialogo continuo con le menti degli altri. Le intenzioni, i sentimenti e i pensieri di ogni persona interagiscono con quelli delle altre, creando degli spazi di intersoggettività da cui evolve la mente dell’individuo.

Uno dei punti chiave della sua prospettiva è che il saper riconoscere e decifrare l’intenzionalità sia una capacità fondamentale per l’adattamento e la sopravvivenza.

L’autore mette in risalto il fatto che ogni individuo sia costantemente alla ricerca di relazioni, più o meno profonde, con altre persone ed evidenzia come il nostro sistema nervoso appaia costruito per “agganciarsi” a quello degli altri esseri umani e per coglierne le intenzioni.

LA SINTONIZZAZIONE AFFETTIVA

Sintonizzazione AffettivaStern  spiega la capacità della diade madre-bambino di leggere reciprocamente i propri stati affettivi, attraverso il concetto di sintonizzazione affettiva. A differenza dell’imitazione comunemente intesa che riguarda i comportamenti manifesti, la sintonizzazione affettiva si riferisce a quella relativa agli stati interni, ovvero agli affetti. Essa richiede una coordinazione del “ritmo emotivo” di entrambi i membri della diade.

Modelli Operativi Interni

La Teoria dell’Attaccamento – Parte 3 – “I Modelli Operativi Interni”

I Modelli Operativi Interni (MOI) derivano dall’interiorizzazione dello stile di attaccamento di cui ha fatto esperienza l’individuo all’interno della sua relazione con il caregiver.
Essi costituiscono delle rappresentazioni mentali del mondo, di sé, della figura di accudimento e di sé-con-l’altro, ovvero della relazione. I MOI sono strutture mentali che contengono le diverse configurazioni (spaziale, temporale, causale) dei fenomeni del mondo, con la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi, consentendo all’individuo di operare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.

 

 
“Nel modello operativo del mondo che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di chi siano le figure di attaccamento, di dove le si possa trovare, e di come ci si può aspettare che reagiscano. Analogamente, nel modello operativo del Sé che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di quanto si sia accettabili o inaccettabili agli occhi delle figure di attaccamento. Sulla struttura di questi modelli complementari l’individuo basa le sue previsioni di quanto le sue figure di attaccamento potranno essere accessibili e responsive se egli si rivolgerà a loro per aiuto. E […] dalla struttura di quei modelli dipendono inoltre la sua fiducia che le sue figure di attaccamento siano in genere facilmente disponibili e la sua paura più o meno grande, che non lo siano: di quando in quando, spesso, oppure nella maggior parte dei casi.”J. Bowlby, 1973

MODELLI OPERATIVI INTERNI E SVILUPPO

La teoria dell'attaccamento

La Teoria dell’Attaccamento – Parte 1 – “Lo sviluppo del legame di attaccamento”

La teoria dell’attaccamento è stata elaborata da John Bowlby, prendendo ampiamente spunto dai contributi derivati dalle osservazioni e dalle concettualizzazioni appartenenti al campo dell’etologia e della biologia evoluzionista.

LO SVILUPPO DEL LEGAME DI ATTACCAMENTO

Bowlby definisce l’affetto tra madre e bambino come la conseguenza di una motivazione intrinseca primaria, originata dal bisogno di contatto e supporto, postulando l’ipotesi che la creazione di legami emotivamente significativi sia un comportamento istintivo, biologicamente predeterminato, che svolge una funzione primaria per la sopravvivenza e l’adattamento all’ambiente circostante.

L’approccio adottato da Bowlby ha sottolineato in larga misura come l’essere umano nasca dotato di sistemi comportamentali finalizzati al mantenimento della vicinanza dell’altro, in particolar modo quella della madre, al fine di ricevere protezione dai pericoli ambientali ed assicurarsi quindi la sopravvivenza.