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Family Training

FAMILY TRAINING: cos’è?

Il Family Training è un percorso psico-educativo e formativo, rivolto alla famiglia e incentrato sullo sviluppo di abilità relazionali, comunicative ed emotive che aiutino a fronteggiare situazioni peculiari di difficoltà che interessano l’intero sistema familiare. Si suddivide in interventi mirati al potenziamento delle competenze genitoriali, attività psico-educative specifiche per i bambini e attività che coinvolgono l’intera famiglia, volte ad implementare le risorse relazionali e comunicative attraverso il gioco, il confronto e lo scambio reciproco.

A chi è rivolto il Family Training

Solitamente, un percorso di Family Training è rivolto a famiglie con specifiche problematiche, come ad esempio quelle in cui sono presenti bambini iperattivi e con deficit dell’attenzione (ADHD), bambini con disturbo dello spettro autistico, oppure con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), ma risulta in generale un momento di crescita e di supporto per qualsiasi famiglia, in quanto l’apprendimento che ne deriva è facilmente generalizzabile in contesti di vita quotidiani.

Gli obiettivi specifici di un Family Training
Libertà di imparare

LIBERTA’ DI EDUCARE, LIBERTA’ DI IMPARARE

IL CRESCENTE BISOGNO DI UNA SCUOLA CHE CAMBIA

Il 13 Settembre 2015 presso la Villa del Mulinaccio a Vaiano, si è tenuto il Convegno “Tutta un’altra scuola”, organizzato e promosso da Terra nuova, allo scopo di informare e presentare metodi educativi alternativi a quelli scolastici convenzionali e promuovere riflessioni sul rispetto della Pedagogia e Psicologia infantile nell’educazione e nell’apprendimento.

Il rispetto della libertà e della volontà nell’educazione

Sabino PavoneUno dei contributi più interessanti è stato proposto dal relatore Sabino Pavone, Presidente della “Libera Scuola Steiner-Waldorf Novalis”. La parola-chiave del suo intervento è stata <<libertà>>, non solo in riferimento al metodo educativo, ma soprattutto in merito all’espressione del proprio talento e dell’esercizio della propria volontà. Come ha spiegato Pavone, nell’adulto il percorso che porta all’organizzazione di scelte dettate dalla volontà parte dal pensiero, passa attraverso il sentimento e quindi raggiunge la dimensione del “volere”. Nello sviluppo psicologico del bambino, tale percorso ha una direzione inversa: inizia con l’espressione di una volontà, apre le porte all’emotività ed al “sentire”, per poi arrivare al pensiero, attraverso cui il ragazzo manifesta la propria individualità.

Infatti Pavone sottolinea come i bambini, a differenza degli adulti conoscono ed esperiscono il mondo materiale e sociale principalmente attraverso il movimento e l’imitazione, guidati <<da una fiducia immensa nell’uomo>>. Verso i 6-7 anni i bambini iniziano a manifestare le proprie preferenze attraverso il <<mi piace/non mi piace – lo faccio/non lo faccio>> e intorno ai 12-13 anni esprimono il proprio volere personale: <<faccio quello che voglio io>>.

L’intervento di Pavone ha focalizzato l’attenzione soprattutto sul fatto che nei primi anni <<la libertà di coscienza del bambino la esercita l’adulto>>. E’ da questo concetto saliente che dovrebbe dispiegarsi un’attenta riflessione sui metodi educativi che vengono proposti all’infanzia (e non solo), domandandosi se davvero riconoscano il bambino come <<portatore di talenti>> o se esista un obiettivo indiretto di <<plasmare il bambino a servizio dell’esistente>>.

Riflettere su queste parole, invita anche a ragionare sulla dimensione sociale dell’educazione e su ciò che dovrebbe essere oggetto di apprendimento. A tale proposito, Sabino Pavone cita le parole Jacques Delors, in merito a quattro fondamentali tipi di apprendimento: