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Educare

BES: Bisogno di Educatori Specializzati

Il significato etimologico della parola “educare” deriva dal latino e-ducere che significa letteralmente “condurre fuori”, “trarre”, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. L’educazione riguarda la genitorialità, la scuola, lo sport ed ogni altro contesto in cui l’adulto svolga una funzione volta all’apprendimento del bambino.

Tutti gli individui in via di sviluppo necessitano di “guide” e di modalità educative adeguate, che tengano conto della loro personalità, delle loro predisposizioni e delle loro difficoltà, a maggior ragione quelli che presentano Bisogni Educativi Speciali (BES).

Bullismo prescolare

IL BULLISMO IN ETA’ PRESCOLARE: un fenomeno documentato anche in Italia

Con il termine bullismo si intende:

una condizione di oppressione agita da uno o più studenti verso un compagno, il quale diventa bersaglio di azioni di prevaricazione e vittimizzazione, e viene esposto nel corso del tempo a ripetute azioni offensive.Olweus, 1993

Vittima di bullismoIl bullismo può essere definito come sottotipo del comportamento aggressivo seppure si differenzi dall’aggressività in quanto caratterizzato da intenzionalità, asimmetria di potere nei soggetti coinvolti e sistematicità, ovvero la reiterazione del fenomeno nel tempo, diretto dalle medesime persone verso la stessa vittima.

L’aggressività relativa al bullismo si manifesta sia in modo diretto, attraverso atti fisici violenti o minacce e offese verbali, sia in modo indiretto attraverso l’esclusione e la diffamazione, che colpiscono la vittima a livello psicologico e relazionale.

Il bullismo non coinvolge solamente la relazione aggressore-vittima, infatti si possono distinguere all’interno del fenomeno, sei ruoli diversi:

Modelli Operativi Interni

La Teoria dell’Attaccamento – Parte 3 – “I Modelli Operativi Interni”

I Modelli Operativi Interni (MOI) derivano dall’interiorizzazione dello stile di attaccamento di cui ha fatto esperienza l’individuo all’interno della sua relazione con il caregiver.
Essi costituiscono delle rappresentazioni mentali del mondo, di sé, della figura di accudimento e di sé-con-l’altro, ovvero della relazione. I MOI sono strutture mentali che contengono le diverse configurazioni (spaziale, temporale, causale) dei fenomeni del mondo, con la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi, consentendo all’individuo di operare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.

 

 
“Nel modello operativo del mondo che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di chi siano le figure di attaccamento, di dove le si possa trovare, e di come ci si può aspettare che reagiscano. Analogamente, nel modello operativo del Sé che ciascuno si costruisce, una caratteristica fondamentale è il concetto di quanto si sia accettabili o inaccettabili agli occhi delle figure di attaccamento. Sulla struttura di questi modelli complementari l’individuo basa le sue previsioni di quanto le sue figure di attaccamento potranno essere accessibili e responsive se egli si rivolgerà a loro per aiuto. E […] dalla struttura di quei modelli dipendono inoltre la sua fiducia che le sue figure di attaccamento siano in genere facilmente disponibili e la sua paura più o meno grande, che non lo siano: di quando in quando, spesso, oppure nella maggior parte dei casi.”J. Bowlby, 1973

MODELLI OPERATIVI INTERNI E SVILUPPO