Nel 1948 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia”.

Uno dei modelli teorici di riferimento della Psicologia della Salute è il Modello bio-psico-sociale proposto da Engel. Esso si contrappone fortemente al modello biomedico, che ha dominato per secoli la concezione di salute e malattia, e che ancora oggi influenza modi di agire e di pensare in ambito sanitario. Il modello biomedico è un modello riduzionista, che vede la malattia come un’alterazione di processi biologici da cui origina un disturbo. La malattia è ricondotta esclusivamente ad un malfunzionamento fisico e mente e corpo sono viste come entità separate.

Il modello bio-psico-sociale invece, in linea con la definizione di salute dell’OMS, considera salute e malattia come risultato di una complessa e reciproca interazione tra fattori sociali, psicologici e biologici. Questo modello implica che malattia e salute siano determinate da molteplici fattori e producano molteplici effetti, e che mente e corpo non possono essere considerate in modo separato.

Con qulavoroesta nuova ottica entrano a far parte dell’ambito della salute anche gli studi sui contesti lavorativi, in quanto concorrono al senso di autorealizzazione dell’individuo, del suo benessere, della sua espressione personale e dell’impiego delle sue risorse.

La salute organizzativa può essere definita come l’insieme dei processi, delle pratiche, delle politiche organizzative che promuove il benessere dei dipendenti nei contesti di lavoro.

Gli indicatori della “salute organizzativa”

Avallone e Paplomatas hanno individuato 14 dimensioni che configurano uno stato di salute all’interno di strutture organizzative:

  • la chiarezza con cui vengono descritti obiettivi e compiti
  • l’equità di trattamento dei dipendenti a livello retributivo, di responsabilità, di promozione professionale
  • la disponibilità delle informazioni pertinenti al lavoro
  • il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza sul lavoro
  • la modulazione del carico di lavoro
  • il monitoraggio costante dei fattori di stress
  • la promozione di atteggiamenti di problem-solving e negoziazione al fine di evitare il conflitto
  • la valorizzazione delle competenze individuali
  • l’ascolto attivo
  • la percezione dell’utilità sociale del proprio lavoro
  • la presenza di relazioni interpersonali basate sulla cooperazione
  • la scorrevolezza delle procedure operative
  • il livello di comfort dell’ambiente fisico
  • la propensione al cambiamento e all’innovazione
Più salute, più risultati, più benessere

salute organizzativaLa presenza di tali indicatori all’interno del proprio ambiente lavorativo, non solo incide sul livello di soddisfazione e appagamento personale, ma stimola anche la motivazione al lavoro contribuendo al raggiungimento di risultati migliori. Inoltre, un contesto accogliente sia dal punto di vista relazionale e comunicativo, sia da quello fisico e organizzativo, favorisce il contenimento dello stress.

A tal proposito è da sottolineare che la salute organizzativa, non riguarda solamente il benessere dell’individuo all’interno del contesto lavorativo, ma ha anzi un notevole peso sulla valutazione soggettiva che egli ha della propria vita in generale.

Infatti, il benessere lavorativo incide anche sulla qualità di vita, che l’OMS definisce “l’insieme di reazioni emotive e cognitive che l’individuo esperisce rispetto al proprio ruolo nel contesto culturale e valoriale, rispetto ai propri obiettivi, alle proprie aspettative e ai propri standard”.

Reality Magazine, n.3/2016, Settembre – “La salute a lavorosalute a lavoro, Dott.ssa Costanza Cino

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