Con il termine bullismo si intende:

una condizione di oppressione agita da uno o più studenti verso un compagno, il quale diventa bersaglio di azioni di prevaricazione e vittimizzazione, e viene esposto nel corso del tempo a ripetute azioni offensive.Olweus, 1993

Vittima di bullismoIl bullismo può essere definito come sottotipo del comportamento aggressivo seppure si differenzi dall’aggressività in quanto caratterizzato da intenzionalità, asimmetria di potere nei soggetti coinvolti e sistematicità, ovvero la reiterazione del fenomeno nel tempo, diretto dalle medesime persone verso la stessa vittima.

L’aggressività relativa al bullismo si manifesta sia in modo diretto, attraverso atti fisici violenti o minacce e offese verbali, sia in modo indiretto attraverso l’esclusione e la diffamazione, che colpiscono la vittima a livello psicologico e relazionale.

Il bullismo non coinvolge solamente la relazione aggressore-vittima, infatti si possono distinguere all’interno del fenomeno, sei ruoli diversi:

  • Bulli: coloro che prendono l’iniziativa
  • Vittime: coloro che subiscono l’azione aggressiva
  • Aiutanti: compagni che si associano al bullo partecipando attivamente all’aggressione
  • Sostenitori: incoraggiano il bullo o deridono la vittima
  • Difensori: sostengono e offrono aiuto alla vittima
  • Esterni: compagni che evitano il coinvolgimento nella situazione

Il fenomeno del bullismo è stato largamente indagato all’interno dell’ambito scolastico, ma se ne può rilevare la presenza anche a livello extra-scolastico, per esempio all’interno dei contesti sportivi o delle bande giovanili.

IL BULLISMO IN ETA’ PRESCOLARE

Bullismo prescolareLa maggior parte degli studi che hanno indagato il fenomeno del bullismo si è concentrata sull’età scolare e adolescenziale, ma da numerose ricerche condotte su bambini in età prescolare, ne è risultata la presenza anche nella prima infanzia. Un recente studio condotto in Italia, ha confermato questo dato ed ha inoltre rilevato che sia maschi che femmine rivolgono il comportamento aggressivo verso bambini di sesso uguale al proprio, e che il ruolo di “bullo” tende a mantenersi più stabile nel tempo rispetto a quello di “vittima”.

Questi risultati appaiono di rilevante importanza, poichè come sottolineano diversi autori, esistono implicazioni a lungo termine dell’essere oggetto di vittimizzazione nella prima infanzia: bambini che sono stati vittime di bullismo all’interno della scuola materna imparano dalle loro esperienze e tendono ad agire in età successive comportamenti aggressivi verso i propri coetanei. Quindi uno dei fattori di rischio dell’essere vittima di atti di bullismo in età prescolare sembra quello di divenire in seguito un aggressore, in una sorta di inversione ruoli tra bullo e vittima.

Nell’analizzare il fenomeno del bullismo occorre comunque tenere presente l’influenza di molteplici fattori. Infatti,  oltre alle variabili contestuali, agli aspetti temperamentali e più in generale alle caratteristiche della personalità, anche condizioni familiari connotate da aggressività o trascuratezza nell’accudimento dei figli, possono avere un impatto negativo sul comportamento del bambino. Alcuni bambini possono ritrovarsi nel ruolo di bullo o di vittima in seguito all’apprendimento di modelli comportamentali osservati in famiglia, che diventano per loro una norma a cui fare riferimento nel relazionarsi con gli altri.

RIPERCUSSIONI DEL BULLISMO

Ripercussioni del bullismoPer quanto riguarda l’età scolare sia i bulli che le vittime restano spesso imprigionati nel loro ruolo perché condizionati dalla loro reputazione all’interno del gruppo, che li spinge a comportarsi come gli altri si aspettano da loro. Il perpetuarsi del medesimo copione porta quindi al mantenimento e al consolidamento della stessa posizione, i quali espongono il bullo al rischio di divenire un soggetto antisociale durante l’adolescenza, di fare uso di sostanze e deviare dalle norme sociali, mentre la vittima va frequentemente incontro a situazioni di abbandono scolastico, depressione e talvolta suicidio.

BulloSia chi ricopre la posizione di bullo, sia chi si trova in quella di vittima durante l’età prescolare, rischia di essere esposto nel tempo ad una cristallizzazione del comportamento aggressivo, di mantenersi o divenire l’oggetto di un persistente rifiuto da parte del gruppo dei pari, nonchè di strutturare problematiche a livello psicologico, emotivo, sociale e comportamentale, dovute all’adozione di modalità relazionali disfunzionali.

Dott.ssa Costanza Cino
“Caratteristiche e complessità delle relazioni tra pari in età prescolare”
2014

PROTEGGIAMO BAMBINI E RAGAZZI DAL BULLISMO

Sono auspicabili e necessari precoci interventi volti a contenere il fenomeno del bullismo già nella prima infanzia, soprattutto considerando il possibile innescarsi di un meccanismo a catena che comporta situazioni problematiche che originano dall’età prescolare, si mantengono e consolidano nel periodo scolare e adolescenziale, e che potrebbero poi ripercuotersi anche all’età adulta. Ascoltare bambini e adolescenti, interessarsi ed informarsi circa il loro mondo sociale, non sottovalutando il loro vissuto emotivo, può proteggerli dall’instaurarsi di un disagio psicologico, di condotte antisociali e dall’isolamento sociale.

BIBLIOGRAFIA:

Costabile A., Palermiti A.L., Marcone R. (2013), Il bullismo non intenzionale nella scuola dell’infanzia, Psicologia dell’educazione, 7(1),  pp. 123-137
Fonzi A. (1997), Il bullismo in Italia. Il fenomeno delle prepotenze a scuola, dal Piemonte alla Sicilia. Ricerche e prospettive d’intervento, Firenze: Giunti
Fonzi A. (2006), Bullismo: la storia continua, Psicologia contemporanea, 197, pp. 28-35 Genta M.L. (2002), Il bullismo. Bambini aggressivi a scuola, Carocci, Roma
Olweus D. (1993), Bullying at School. What we know and what we can do, Blackwell Publishers, Oxford, UK
Menesini E. (2000), Bullismo che fare? Prevenzione e strategie di intervento nella scuola, Firenze, Giunti
Menesini E. (2007), Vecchie e nuove forme di bullismo. Dall’evoluzione del fenomeno ai modelli di intervento a scuola, in Bullismo che fare?, Cittadini in crescita, Rivista del centro nazionale di documentazione e analisi dell’infanzia e dell’adolescenza, 1/2007, Istituto degli Innocenti, Firenze Cittadini in Crescita, pp. 29-47
Salmivalli C., Lagerspetz K., Björkqvist K., Österman K., Kaukiainen A. (1996), Bullying as a group process: Participant roles and their relations to social status within the group, Aggressive Behavior, 22, pp. 1-15

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